Tracciato del sismografo che registra il terremoto delle ore 19:34 del 23 novembre 1980

23 novembre 2025 – 45 anni dal terremoto dell’Irpinia del 1980

In Italia il 1980 fu un annus horribilis o, per essere precisi, più orribile degli altri. Le cronache degli scandali bancari e sportivi si intercalavano alle notizie sugli agguati terroristici, mafiosi e di camorra. Si era nel pieno della guerra tra la Nuova Camorra Organizzata e la Nuova Famiglia – lo scontro tra le diverse fazioni solo in quell’anno lasciò sul terreno 134 morti – mentre il potere della loggia massonica P2 permeava le istituzioni, la politica, la finanza e gli organi d’informazione.

Indice dei paragrafi

– La strage di Poggioreale

– Il dopo terremoto

Fatti rilevanti e cronologia del 1980 prima del sisma

Il 6 gennaio a Palermo fu ucciso Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana.

Il 12 febbraio a Roma un commando delle Brigate Rosse assassinò Vittorio Bachelet, vicepresidente del CSM.

Il 20 febbraio venne arrestato a Torino il brigatista Patrizio Peci, che accettò successivamente di collaborare con lo Stato fornendo al generale Carlo Alberto dalla Chiesa informazioni rilevanti sulla struttura delle Brigate Rosse.

Il 19 marzo a Milano il giudice Guido Galli cadde sotto i colpi dei terroristi di Prima Linea.

Il 23 marzo esplose lo scandalo di calcioscommesse.

Il 28 marzo – grazie alle rivelazioni di Patrizio Peci – vi fu la sanguinosa irruzione dei carabinieri di Dalla Chiesa nel covo brigatista di via Fracchia a Genova durante la quale vennero uccisi quattro brigatisti tra cui Riccardo Dura, capo della colonna genovese.

Il 28 aprile Renato Vallanzasca mise in atto un rocambolesco tentativo di evasione dal carcere di San Vittore che si concluse col suo ferimento e la successiva cattura dopo una sparatoria per le strade di Milano.

Il 4 maggio a Monreale (PA) venne ucciso dalla mafia il capitano dei carabinieri Emanuele Basile.

Il 18 maggio la colonna napoletana delle Brigate Rosse uccise Pino Amato, assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione Economica.

Il 28 maggio le BR della Brigata XXVIII marzo – chiamata così in onore dei terroristi morti durante l’irruzione di via Fracchia – assassinarono a Milano Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera.

Il 13 giugno Michele Sindona venne condannato a New York dalla Corte Federale di Manhattan per il fallimento della Franklin National Bank mentre in Italia già stava maturando la crisi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

Il 23 giugno i Nar uccisero a Roma il giudice Mario Amato.

Il 27 giugno il volo Itavia 870 sparì dai radar nei cieli sopra Ustica inabissandosi in mare con tutte le 81 persone che erano a bordo.

Il 2 agosto un ordigno posizionato nella sala d’aspetto della stazione di Bologna esplose uccidendo 85 persone.

Il 6 agosto venne assassinato da Cosa Nostra il giudice Gaetano Costa, procuratore capo di Palermo.

Il 14 ottobre si tenne a Torino la Marcia dei quarantamila in cui quadri, impiegati e operai della Fiat insieme a comuni cittadini scesero in piazza e protestarono contro la mobilitazione indetta dai sindacati per i massicci licenziamenti decisi dall’azienda automobilistica.

Il 7 novembre venne ucciso dalla camorra Domenico Beneventano, consigliere comunale ad Ottaviano.

Effetti fisici dell’evento sismico del 23 novembre 1980

La sera di domenica 23 novembre di quell’anno – alle ore 19:34 – l’energia accumulata da un’antica faglia in parte ancora non mappata, si sprigionò nel territorio di Castelnuovo di Conza (SA).

A 10 Km di profondità si originò una terribile scossa tellurica della durata di 90 secondi e di magnitudo 6.9 della scala Richter (scala che misura l’energia sprigionata dal sisma) che, nei paesi vicini all’epicentro, raggiunse il X grado della scala Mercalli (scala che misura gli effetti prodotti dal sisma) radendo quasi completamente al suolo Castelnuovo di Conza (SA), Conza della Campania (AV), Laviano (SA), Lioni (AV), Sant’Angelo dei Lombardi (AV) e Santomenna (SA) e causando la distruzione di oltre il 50% degli edifici nei comuni di Balvano (PZ), Calabritto (AV), Caposele (AV), Guardia Lombardi (AV), Pescopagano (PZ), San Mango sul Calore (AV), Senerchia (AV), Teora (AV) e Torella dei Lombardi (AV).

Si generò una fratturazione che si propagò istantaneamente – nei primi venti secondi – in direzione sud-est per poi estendersi in direzione nord verso diverse direttrici riattivando altre faglie, creando uno squarcio negli Appennini di circa 40 Km che corre da nord-ovest a sud-est, da Lioni sino a San Gregorio Magno, tagliando in due il monte Marzano. (Per vedere la riproduzione su mappa della frattura e per uno studio approfondito sulle origini del sisma, si può consultare la pagina TERREMOTO80 – Il terremoto del 1980 in Irpinia e Basilicata e la nascita degli studi di Geologia del Terremoto e di Tettonica Attiva in Italia).

Fessurazioni del terreno apparvero a Rocca San Felice, Volturara Irpina, Sant’Angelo dei Lombardi, Conza della Campania nella provincia di Avellino e Valva e Campagna nella provincia di Salerno. Il sisma causò frane e smottamenti a Caposele, Calitri, Rocca San Felice, Buoninventre, Serra dell’Acquara in provincia di Avellino, a Valva in provincia di Salerno e a Grassano in provincia di Matera. A Serre (SA) si verificarono alterazioni dei corsi d’acqua e del paesaggio.

La scossa della sera del 23 novembre 1980 si propagò a tutto il sud continentale della Penisola (fu avvertita sino ad Ancona e Roma) provocando circa tremila morti, novemila feriti e 280.000 sfollati.

(I dati sono estrapolati dalla pagina del sito di INGV dedicata al Terremoto dell’Irpinia).

Il sisma divenne un’occasione per la camorra

Il terremoto dell’Irpinia fu uno spartiacque e segnò un prima e un dopo nella storia recente del Mezzogiorno.

La strage di Poggioreale

Già nell’immediatezza dell’evento, quando le scosse telluriche si propagarono in tutta la loro devastante potenza attraversando l’intero territorio della Campania, ci fu qualcuno che approfittò sin da subito della confusione e dallo scompiglio generati dall’evento sismico. Nel carcere di Poggioreale, a Napoli, approfittando del caos tra le celle e i corridoi e del panico dei detenuti – che fecero saltare le regole di confinamento in virtù delle quali gli affiliati della NCO e della Nuova Famiglia venivano ospitati in padiglioni separati – si consumò una feroce vendetta da parte dell’organizzazione di Raffaele Cutolo che si lasciò dietro una scia di tre morti in quella che è ricordata come la strage di Poggioreale.

Gigi Di Fiore ha fatto una cronaca puntuale della strage di Poggioreale nella rubrica CrimiNapoli per la versione online de il Mattino, oltre ad averne parlato nel libro La camorra e le sue storie (p. 171).

Memorabile è la ricostruzione, anche se romanzata, che di quei momenti viene fatta nel film “Il camorrista” di Giuseppe Tornatore, ispirato all’omonimo libro di Joe Marrazzo.

Il dopo terremoto

A partire dai tragici giorni dell’emergenza, iniziarono ad arrivare fondi straordinari per sostenere le prime urgenti spese e poi per finanziare i nuovi edifici. Proprio nel flusso di denaro per l’emergenza e la ricostruzione si inserirono le organizzazioni malavitose in quello che successivamente venne chiamato l’Irpiniagate. Secondo i magistrati si instaurò un rapporto sinallagmatico a tre tra politici, imprenditori e organizzazioni criminali per spartirsi il ricco bottino mentre la ricostruzione proseguiva lenta, tra sperperi, ritardi, malaffare e clientelismo, costringendo una marea di sfollati a vivere per decenni in alloggi di fortuna.

Il giudizio su quel periodo non è univoco. Per Toni Ricciardi, nel saggio “Storia e storie di un territorio tra migrazioni e terremoti” (in T. Ricciardi, G. Picone, L. Fiorentino, “Il Terremoto dell’Irpinia”, Donzelli Editore, 2020) i risultati ci furono e gli sprechi e la corruzione sono da mettere in relazione a tutto ciò che accadeva nel resto dell’Italia, al rampantismo dilagante, al modus operandi e alla disinvoltura nella gestione dei soldi pubblici che poi furono portati alla luce da Mani Pulite.

Gaetano Ferrara