Non si è mai sopito il dibattito sulla portata della cruenta azione di repressione del brigantaggio, condotta dall’esercito del neonato Regno d’Italia negli anni successivi all’unificazione politica della penisola italiana, in termini di massacri di civili e uccisioni di popolani ritenuti fiancheggiatori dei briganti.
Esistono fazioni agguerrite che si scontrano sulla ricostruzione di quei drammatici frangenti della storia italiana. Chi sostiene la tesi dell’usurpazione perpetrata dalla dinastia dei Savoia ai danni degli Stati preunitari, è portato a fornire un numero di morti molto elevato e a denunciare massacri sistematici e indiscriminati ai danni della popolazioni dei borghi meridionali. Coloro che invece difendono le ragioni ideali del Risorgimento – che avrebbero dovuto giustificare l’ardita azione di Garibaldi e le iniziative repressive dell’esercito del neonato Regno d’Italia – mostrano d’altro canto la tendenza a minimizzare la portata dell’impatto di quello scontro, a considerare gli eccidi quasi come un effetto collaterale doloroso ma inevitabile, facendo proprio il proverbio russo: “Quando si abbatte una foresta, volano i trucioli”.
Una rivelazione può gettare luce su quei dolorosi anni.
Il sociologo Giuseppe De Lutiis (1941-2017) fu storico dei servizi segreti, consulente per varie procure, coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo nonché consulente di importanti trasmissioni televisive di Sergio Zavoli tra cui “La notte della Repubblica”.

In una lezione tenuta all’Università Statale di Milano nel novembre 2009, la cui registrazione è stata pubblicata l’8 gennaio 2026 su Spazio 70 Podcast, al minuto 16:00 dice esattamente queste parole:
«[…] i briganti, il brigantaggio. Vi sono delle carte che dimostrano che i Piemontesi, nel soffocare questa resistenza, fecero delle stragi – e mi ha detto un ufficiale dei servizi che ha letto questi documenti – “al cui confronto Marzabotto è una passeggiata di Pasqua”. Questa è la frase che […] ha detto personalmente a me la persona che ha letto questi documenti che ancora sono secretati».
L’audio si può ascoltare cliccando sull’immagine sottostante.

Queste rivelazioni sembrano accreditare la tesi che la verità fu sottaciuta, che le versioni ufficiali servirono a elaborare una narrazione del Risorgimento che potesse costituire il mito fondativo del nuovo Stato unitario.
