Copertina di Controstoria dell'Unità d'Italia

Per decenni ci hanno fatto credere alla favola del Risorgimento e della spedizione dei Mille. Molti di noi sono cresciuti nel mito del Tamburino sardo, della Piccola vedetta lombarda, dei Garibaldini. Le figure di Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, Mazzini, La Marmora, Bixio si stagliavano sullo sfondo degli avvenimenti del Risorgimento come giganti di coraggio, di disinteresse e nobiltà d’animo. Apparivano come esseri superiori, intoccabili, inattaccabili, che avevano compiuto le loro imprese animati da spirito di sacrificio e abnegazione. In realtà alcune di queste enormi figure proiettano dietro di sé una lunga inquietante ombra nella quale annaspano intrighi, prevaricazioni, atti vergognosi e comportamenti e pensieri tutt’altro che edificanti. Il libro “Controstoria dell’Unità d’Italia” fa luce su queste ombre graveolenti, mettendo a nudo gli eventi così come accaddero. I protagonisti di quella funesta stagione della storia della nostra Penisola vengono ritratti impietosamente nelle loro debolezze; ne escono fuori con tutti i loro vizi, con i tratti di arroganza, di insicurezza, di spocchia ma anche di idealismo, che definivano i contorni della personalità di ognuno.

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Manifestazione di Quarto del 5 maggio 1915 in cui D'Annunzio arringa la folla affinché si schieri per l'intervento armato nella Prima Guerra Mondiale

Nei convulsi mesi tra il 1914 ed il 1915 che precedettero l’entrata in guerra dell’Italia, vi era una situazione politica abbastanza fluida che tuttavia mostrava una chiara tendenza al riallineamento sulle posizioni dell’Intesa.
Il primo ministro Salandra, in carica dal marzo 1914, ed il ministro degli Esteri Di San Giuliano avevano assunto una posizione cauta e piccata nei confronti di Germania ed Austria poiché le due potenze avevano informato il governo italiano dell’ultimatum alla Serbia solo il giorno dopo averlo consegnato – mettendo l’Italia davanti al fatto compiuto – e non ammettendo, contestualmente, che potesse esserci un’espansione territoriale austriaca nei Balcani, condizione che avrebbe fatto scattare gli automatismi previsti nelle clausole della Triplice Alleanza in virtù delle quali l’Italia avrebbe avuto diritto ad una compensazione territoriale.
Già a metà dell’agosto del 1914 cominciarono a farsi sentire le pressioni di Francia, Inghilterra e Russia per l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa in modo da accerchiare gli imperi centrali ed aprire un nuovo fronte a sud.

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Firme sul trattato della Triplice Alleanza (1882)

Agli inizi del XX secolo l’Italia era formalmente legata all’Austria e alla Germania da un trattato di alleanza (Triplice Alleanza) che aveva stipulato una trentina d’anni prima in funzione antifrancese.
Nel momento in cui scoppiò la Prima Guerra Mondiale, l’Italia si tenne fuori dalle ostilità in quanto l’automatico coinvolgimento in un conflitto a fianco degli alleati era previsto solo in caso di aggressione da parte di due potenze straniere. Nel frattempo, tuttavia, il Regno d’Italia non smise di confrontarsi con la diplomazia di Francia ed Inghilterra in relazione ad un possibile riallineamento sulle posizioni della Triplice Intesa, continuando al contempo ad intrattenere rapporti ed a intavolare trattative con gli alleati degli imperi centrali. Questa disinvoltura dell’Italia nell’accettare confronti e proposte da parte delle potenze di entrambi gli schieramenti, era già stata definita come innocui “giri di valzer” dal cancelliere tedesco Bülow nel 1902, per rassicurare circa la fedeltà italiana nonostante temporanei amoreggiamenti con altre diplomazie europee.

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Copertina de I vinti del Risorgimento di Gigi Di Fiore

Se una nazione straniera invadesse l’Italia, noi Italiani cosa faremmo? Poniamoci questa domanda, prima di leggere il libro di Di Fiore.

Questo testo fa luce sui morti, sui troppi sacrifici, sulle tante battaglie combattute per difendere uno Stato legittimo, riconosciuto da tutti gli altri Stati del tempo, nel territorio del quale le Camicie Rosse di Garibaldi penetrarono con facilità, apparentemente in modo inspiegabile, affondando come una lama nel burro. Dopo aver attraversato la Sicilia, la Calabria e tutta la provincia di Salerno e di Napoli, i Garibaldini arrivarono nel Casertano dove si ricongiunsero con l’esercito Piemontese che intanto era sceso lungo la penisola, occupando le attuali Marche – che costituivano i territori orientali dello Stato Pontificio – e dilagando in Abruzzo, in Molise ed infine dirigendosi verso Capua.

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Dedica di Gigi Di Fiore

Il 4 marzo 2015, nell’ambito dell’iniziativa “i Mercoledì culturali” della Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme, si è tenuto un nuovo incontro con Gigi di Fiore, dopo quello, abbastanza recente, del 1° ottobre scorso. Vi ho preso parte in rappresentanza dell’associazione Pontelandolfo Città Martire.

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Monsignor Giovanni Rossi

Nel 2017 ricorreranno 150 anni dalla morte dell’illustre monsignor Giovanni Rossi, nato esattamente 230 anni or sono a San Lorenzo Maggiore. Il suo nome è familiare ai Laurentini perché a lui è stata intitolata la strada che da qualche decennio collega via Santa Maria a via Castagna, costeggiando a meridione il centro abitato del paese

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Copertina di "Mi toccò in sorte il numero 15" di Carlo Margolfo

Il libro raccoglie i ricordi del bersagliere Carlo Margolfo che – essendo originario ed abitando a Delebio, in provincia di Sondrio – iniziò il suo servizio militare nel 1858 nell’esercito austro-ungarico per poi passare, agli inizi dell’autunno del 1859 (dopo la cessione della Lombardia da parte dell’Austria), nell’esercito Piemontese.

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Gigi Di Fiore e Felice Casucci presso la fondazione Gerardino Romano

Il 1° ottobre presso la sede della fondazione Gerardino Romano a Telese Terme, in una sala affollata si è tenuto un incontro con il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore incentrato sul suo libro “Controstoria dell’Unità d’Italia”, venduto in più di 40.000 copie. Il moderatore era il professore Felice Casucci, presidente della fondazione ospite.

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Maria Cristina di Savoia

Maria Cristina di Savoia nacque a Cagliari nel 1812. Era figlia di Vittorio Emanuele I di Savoia ed andò in sposa nel 1832 a Ferdinando II delle Due Sicilie, della Casa dei Borbone. Donna devotissima, ogni giorno assisteva ad una celebrazione liturgica e non perdeva occasione per fare del bene ai poveri ed ai bisognosi,

Durante il breve periodo in cui fu regina delle Due Sicilie, fece in modo che nessuna condanna a morte fosse eseguita. Il 16 gennaio 1836 diede alla luce Francesco II delle Due Sicilie (chiamato dai detrattori “Franceschiello”) – ultimo sovrano dei Borbone in Italia – ma dopo pochi giorni, il 31 gennaio, Maria Cristina morì per complicazioni dovute al parto. Dopo la morte della donna, Ferdinando II riprese moglie sposando Maria Teresa d’Austria.

Vittorio Emanuele I, il padre di Maria Cristina, aveva avuto quattro figlie femmine ed un figlio maschio che però era morto di vaiolo a tre anni. Per gli effetti della legge salica, non esistendo eredi maschi viventi, il trono di Sardegna era passato al fratello Carlo Felice, il quale, non avendo avuto a propria volta alcuna discendenza sancendo di fatto l’estinzione del ramo principale della Casa dei Savoia, lo aveva trasmesso al lontano ramo dei Carignano. Divenne re di Sardegna Carlo Alberto della famiglia dei Savoia-Carignano che, per le note vicende, nel 1849 abdicò lasciando il trono al proprio figlio, Vittorio Emanuele II, sotto il cui regno si realizzò l’unificazione politica della penisola italiana. Paradossalmente, in linea di sangue, Francesco II delle Due Sicilie era più prossimo al ramo originario dei Savoia rispetto a Vittorio Emanuele II. Questi usurpò il trono delle Due Sicilie a capo dell’esercito piemontese proprio in qualità di re di Sardegna, titolo che era era stato originariamente del ramo principale dei Savoia a cui afferiva la madre ed il nonno di Francesco II.

Maria Cristina di Savoia ed il consorte inaugurarono a nel 1835 il ponte Maria Cristina, costruito sul Calore nel territorio di Solopaca, nell’attuale provincia di Benevento. Il ponte fu danneggiato da un’alluvione nel 1852 ma prontamente riparato. Nuovamente distrutto nel 1943, fu ricostruito utilizzando il cemento armato e conservando solo tracce dell’infrastruttura originaria. I quattro leoni in pietra che sorvegliavano l’accesso al ponte, posti da una parte e dall’altra del fiume, furono trafugati nel 2003 ed attualmente al loro posto sono stati installati quattro leoni in pietra di fattura grossolana. I leoni di pietra originali, a quanto sembra, sono stati rinvenuti in Belgio presso un collezionista privato che però avrebbe chiesto una ingente somma di denaro per privarsene.

Maria Cristina di Savoia, già venerata a Napoli immediatamente dopo la sua morte ed a cui fu dato l’appellativo di “Reginella Santa”, il 25 gennaio 2014 è stata beatificata durante una cerimonia nella basilica di Santa Chiara a Napoli – dove si conserva tutt’ora il suo corpo – presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.

Determinante per la beatificazione è stato il riconoscimento ufficiale del miracolo, avvenuto nella seconda metà dell’800, della prodigiosa guarigione di una donna colpita da un’aggressiva ed incurabile forma di tumore al seno.

Copertina di "Repubblica partenopea e brigantaggio" di Vincenzo Mazzacca

Il libro “Repubblica Partenopea e Brigantaggio” di Vincenzo Mazzacca (Gennaro Ricolo Editore, Benevento, 1984) tratteggia in modo puntuale eventi documentati accaduti nel comprensorio di Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, Pontelandolfo e comuni limitrofi in corrispondenza di due momenti critici della storia del Regno di Napoli (fino al 1816) e del Regno delle Due Sicilie (dal 1816 in poi).

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