Gigi Di Fiore ha contribuito con opere di grande spessore al processo di riscoperta del periodo storico in cui fu realizzata l’unificazione politica della penisola italiana ma anche di interpretazione di fenomeni criminali tutt’ora virulenti che affondano le radici in specifiche scelte politiche compiute nel passato, in momenti della storia d’Italia che hanno rappresentato vere e proprie chiavi di volta per l’edificazione delle successive impalcature istituzionali dello Stato.
I due eclatanti episodi che hanno condizionato e determinato quello che è stato, conseguentemente, l’assetto del potere politico in intere regioni d’Italia, sono state la legittimazione dalla camorra nel momento in cui fu portata a compimento l’unificazione politica della penisola, ad opera dei Garibaldini e dei Piemontesi, ed il credito che fu accordato alla mafia nel momento in cui gli Alleati preparavano lo sbarco in Sicilia, ottenendo l’aiuto di Lucky Luciano per un appoggio logistico e non solo, durante e dopo l’invasione dell’isola (come viene ben spiegato in “Controstoria della Liberazione”, sempre di Di Fiore).
E’ indicativo che questi due episodi siano accaduti proprio durante i momenti fondanti dello Stato italiano: il Risorgimento e la Liberazione.
In realtà per decenni ci è stata propinata una narrazione ufficiale della storia d’Italia, dal carattere agiografico con intenti autocelebrativi, da cui sono stati accuratamente espunti episodi che avrebbero potuto gettare delle ombre sulla retorica celebrazione della storia della nascita del Regno d’Italia prima, della Repubblica Italiana poi.
I libri di Di Fiore hanno permesso di acquisire consapevolezza di ciò che è accaduto. Dopo averli letti, non si è più gli stessi. Il rigore metodologico delle sue ricerche storiche rendono i suoi scritti, minutamente documentati, dei punti di riferimento irrinunciabili per qualsivoglia tentativo di riscrittura della storia delle nostre contrade e del nostro Stato. Mai un’invettiva va a minare la credibilità dei suoi ragionamenti che si dipanano solo come un’inoppugnabile esposizione dei fatti, dove tutto viene ricostruito in modo plausibile, senza distorsioni ideologiche o forzature interpretative.

Gli ultimi giorni di Gaeta di Gigi Di Fiore

Il libro “Gli ultimi giorni di Gaeta” è dedicato ad eventi della storia d’Italia che per decenni sono restati celati, accuratamente tenuti fuori dai testi scolastici. Vi sono narrate le vicende dell’eroica difesa di Gaeta, una delle ultime roccaforti borboniche – insieme a quella di Civitella del Tronto e della Cittadella di Messina – a resistere all’Esercito Piemontese dopo l’invasione della “Bassa Italia”.

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La Nazione Napoletana di Gigi Di Fiore

Ho fatto trascorrere molti mesi dalla pubblicazione del libro di Di Fiore (in libreria dal 28 aprile) prima di scrivere questa recensione perché, leggendo quelle scritte da altri (hanno parlato del libro uomini di cultura e giornalisti illustri), percepivo un senso di incompletezza, come se non fosse stata resa giustizia al lavoro portato a termine dall’Autore. Avevo necessità di capire l’origine di questa sensazione. Mi sono poi reso conto che quasi mai l’evento della pubblicazione del volume di Di Fiore era stato contestualizzato, cioè inserito nell’ambito della sua più ampia produzione, volta a riscrivere la storia del processo politico-militare e diplomatico che portò all’unificazione politica della nostra Penisola. Ho pensato perciò che una recensione del libro “La Nazione Napoletana” non potesse esimersi dal tener conto dei lavori che lo hanno preceduto.

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Silvestro Lega: Ritorno dei bersaglieri da una ricognizione 1861

In una risposta ad un post su Facebook, ebbi a scrivere:

Oggi fortunatamente la figura di Francesco II è stata rivalutata e riscoperta grazie all’opera dei tanti scrittori che hanno ripercorso le tappe del suo breve regno.

Ecco, ho notato che ricorre il prefisso “ri-” (“rivalutata”, “riscoperta”, “ripercorso”) e mi è venuta in mente l’acuta osservazione fatta da Luigi Lambiase alla presentazione de La Nazione napoletana di Gigi Di Fiore ad Ariano Irpino nello spazio “Bookzone area” nell’ambito dell’Ariano Folkfestival il 23 agosto 2015. In quell’occasione, infatti, il Lambiase evidenziò il ricorrere del prefisso “ri-” quando si tratta di definire l’opera degli studiosi che stanno riscrivendo la storia dell’Unità d’Italia e del Risorgimento.

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Giuseppe la Farina

Nella preparazione dell’unificazione politica della penisola italiana, i maggiori denigratori del Regno delle Due Sicilie furono proprio gli esuli napoletani che si erano acquartierati in Piemonte. Furono soprattutto essi ad offrire una immagine distorta ed aberrata della realtà socio-politica che esisteva nella terra che avevano abbandonato.

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Francesco II di Borbone

Il vice ammiraglio Barbier de Tinan, comandante della flotta francese che stazionava nelle acque di Gaeta, successivamente alla fine della tregua di metà gennaio 1861, ricevette l’ordine da parte di Napoleone III di allontanarsi da Gaeta assediata e abbandonare la dinastia dei Borbone al proprio destino. Di lì a poco le navi di Persano avrebbero potuto cominciare a cannoneggiare la fortezza anche dal mare.

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Copertina di Controstoria dell'Unità d'Italia

Per decenni ci hanno fatto credere alla favola del Risorgimento e della spedizione dei Mille. Molti di noi sono cresciuti nel mito del Tamburino sardo, della Piccola vedetta lombarda, dei Garibaldini. Le figure di Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, Mazzini, La Marmora, Bixio si stagliavano sullo sfondo degli avvenimenti del Risorgimento come giganti di coraggio, di disinteresse e nobiltà d’animo. Apparivano come esseri superiori, intoccabili, inattaccabili, che avevano compiuto le loro imprese animati da spirito di sacrificio e abnegazione. In realtà alcune di queste enormi figure proiettano dietro di sé una lunga inquietante ombra nella quale annaspano intrighi, prevaricazioni, atti vergognosi e comportamenti e pensieri tutt’altro che edificanti. Il libro “Controstoria dell’Unità d’Italia” fa luce su queste ombre graveolenti, mettendo a nudo gli eventi così come accaddero. I protagonisti di quella funesta stagione della storia della nostra Penisola vengono ritratti impietosamente nelle loro debolezze; ne escono fuori con tutti i loro vizi, con i tratti di arroganza, di insicurezza, di spocchia ma anche di idealismo, che definivano i contorni della personalità di ognuno.

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Copertina de I vinti del Risorgimento di Gigi Di Fiore

Se una nazione straniera invadesse l’Italia, noi Italiani cosa faremmo? Poniamoci questa domanda, prima di leggere il libro di Di Fiore.

Questo testo fa luce sui morti, sui troppi sacrifici, sulle tante battaglie combattute per difendere uno Stato legittimo, riconosciuto da tutti gli altri Stati del tempo, nel territorio del quale le Camicie Rosse di Garibaldi penetrarono con facilità, apparentemente in modo inspiegabile, affondando come una lama nel burro. Dopo aver attraversato la Sicilia, la Calabria e tutta la provincia di Salerno e di Napoli, i Garibaldini arrivarono nel Casertano dove si ricongiunsero con l’esercito Piemontese che intanto era sceso lungo la penisola, occupando le attuali Marche – che costituivano i territori orientali dello Stato Pontificio – e dilagando in Abruzzo, in Molise ed infine dirigendosi verso Capua.

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