Ri-appropriarci della nostra storia

Silvestro Lega: Ritorno dei bersaglieri da una ricognizione 1861

In una risposta ad un post su Facebook, ebbi a scrivere:

Oggi fortunatamente la figura di Francesco II è stata rivalutata e riscoperta grazie all’opera dei tanti scrittori che hanno ripercorso le tappe del suo breve regno.

Ecco, ho notato che ricorre il prefisso “ri-” (“rivalutata”, “riscoperta”, “ripercorso”) e mi è venuta in mente l’acuta osservazione fatta da Luigi Lambiase alla presentazione de La Nazione napoletana di Gigi Di Fiore ad Ariano Irpino nello spazio “Bookzone area” nell’ambito dell’Ariano Folkfestival il 23 agosto 2015. In quell’occasione, infatti, il Lambiase evidenziò il ricorrere del prefisso “ri-” quando si tratta di definire l’opera degli studiosi che stanno riscrivendo la storia dell’Unità d’Italia e del Risorgimento.

Leggo dallo Zingarelli:

Ri-: prefisso – di verbi e loro derivati che esprime ripetizione, reduplicazione, ritorno a fase anteriore, con un valore di opposizione o conferisce un valore nuovo al verbo di derivazione.

Si tratta dunque di ritornare al punto di partenza per scrivere nuovamente una storia nascosta e perciò negata, per opporsi alla narrazione ufficiale delle varie fasi del processo che portò all’unificazione politica della penisola italiana (Risorgimento). Tale nuova storia (sembra un ossimoro!) non può che avere un “valore di opposizione” rispetto alla storiografia ufficiale e per questo è un atto eminentemente rivoluzionario perché con esso si vanno a ritrovare le radici della propria identità, sepolte per centocinquant’anni dal fango degli scribacchini di regime, per rivendicarle, orgogliosamente.
L’opera di riscoperta, di rivalutazione, forse avrà termine quando potremo finalmente omettere il prefisso “ri-” davanti ai termini di cui faremo uso per definire l’opera della nuova generazione di storici che sta facendo emergere la verità su quel periodo storico.